a cura di Anima Veneta
La baùta o bautta ha conosciuto il massimo successo tra XVII e XVIII secolo: le sue origini sono antichissime dato che la sua prima attestazione va attorno al XIII secolo restando in auge fino alla caduta della Serenissima.
Il primo documento ufficiale che dichiara il Carnevale di Venezia una festa pubblica è un editto del 1296: il Senato della Repubblica dichiarò festivo il giorno precedente alla quaresima. In quest’epoca e nei secoli che si succedettero, il carnevale durava sei settimane, dal 26 dicembre al mercoledì delle Ceneri; i veneziani indossavano maschera e costume celando la propria identità, di fatto annullando classe sociale sesso o religione ed in quell’epoca quando si incrociava qualcuno si soleva dire semplicemente “Buongiorno siora màscara”.
“Behüten” ovvero proteggere: il nome “bauta” deriva da questo verbo tedesco. Una parola assolutamente azzeccata perché la bauta è un vero e proprio costume e protegge chi la indossa da sguardi indiscreti, ovvero quelli che vorrebbero svelare l’identità della “siora mascara”.
Va altresì puntualizzato che la Bauta non è una semplice maschera: a differenza delle altre, andrebbe indossata con altri tre elementi significativi:
-il tabarro, un pesante mantello nero “a ruota” che ha la funzione di coprire l’intera figura dalla testa ai piedi, sia davanti che dietro lungo la schiena
-il tricorno, un cappello nero a tre punte, a volte contornato da qualche penna bianca
-lo zendale, uno scialle ampio e nero, con lunghe frange, a copertura del capo e delle spalle
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