“Bisogna evitare la deriva dell’autoreferenzialità e occorre investire nell’ascolto degli altri. L’umiltà di Giampaolo Gravina, il filosofo e divulgatore che per una vita ha parlato di vino con un linguaggio nuovo, recentemente scomparso, è una grande lezione da seguire”. Lo ha detto Sandro Camilli, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Sommelier, in occasione dell’incontro ‘Il linguaggio del vino, dalla formazione ai social’ promosso da Ais a Napoli.
Quanto al tema dell’etichettatura a livello europeo, ha osservato Camilli, “è necessario un approccio equilibrato, lontano da ideologie e da irrigidimenti. Bisogna puntare sulla qualità, difendendo il valore culturale del vino”.
“Il nostro linguaggio – ha aggiunto Tommaso Luongo, presidente Ais Campania – deve avere coerenza, deve investire nel collegamento con il territorio, comunicando correttamente il mondo del vino”.
Dal canto suo Camillo Privitera, responsabile eventi di Ais, ha osservato che “questo convegno è una occasione importante per cogliere spunti e approfondire un tema quantomai attuale”.
“Il mio obiettivo – ha proseguito Nicola Perullo, filosofo ed esperto sensoriale – è fare amare il vino alle persone: da tempo, infatti, il mio claim è ‘dall’esperienza del gusto al gusto dell’esperienza’, perchè penso occorra sentire il vino come un ‘tutto’ che va oltre il sapore e il profumo. Negli anni ho provato a costruire dei modi diversi da quello convenzionale, con l’attenzione all’inclusività”.
Secondo l’enologo di fama mondiale Roberto Cipresso “il vino è passato dalla crisi del metanolo all’Intelligenza artificiale e alle fake news”. Per Cipresso “esistono due categorie di vini: quelli che danno soddisfazione, con l’identità, la pulizia, l’ordine, l’abbinamento, che sono coerenti con il proprio carattere varietale; e poi ci sono i vini che emozionano, quei vini il cui assaggio è un viaggio, un film, un’esperienza. Credo sia prioritario portare l’emotività in questo mondo con un linguaggio universale”.
Giulia Sattin, blogger e comunicatrice digitale, ha affermato che “c’è sempre una maggiore attenzione ai contenuti di qualità, che devono essere sempre più snelli, comprensibili, semplici.
Bisogna cercare di far vivere alle persone un’esperienza, stimolandole a ritrovarsi tra loro”.
Cristiano Cini, membro del comitato esecutivo didattica Ais, ha concluso osservando che “la parte più importante del mondo del vino è quella legata all’esperenzialità. Certamente i canoni classici sono importanti, ma la didattica moderna deve aprirsi, bisogna comunicare un modello nuovo e contemporaneo. Oggi fare emozionare le persone è tutto”.
L’incontro è stato moderato dal giornalista Luciano Pignataro.
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