Secondo l’Osservatorio sulle trasformazioni dell’ecosistema automotive dell’università Ca’ Foscari, il Veneto conta 183 aziende che, nel 2022, hanno fatturato 7,3 miliardi di euro. Nel Vicentino c’è una nutritissima filiera dell’automotive, con quasi diecimila lavoratori impiegati, che si trova in difficoltà nell’affrontare un mercato, sempre più competitivo, che soffre della crisi del comparto automobilistico e dell’aumento dei costi di produzione.
Temi affrontati in sede europea dall’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Elena Donazzan, vicepresidente della commissione Industria all’Eurocamera, intervenuta nel corso della recente plenaria di Strasburgo all’incontro organizzato dal Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, con i deputati delle commissioni Itre ed Envi. Alla riunione erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti di AutoSao, Anfia, Confetra, Acea, Clepa, Iveco, Skoda, Hyunady e Toyota.
‘’Dal primo momento in cui ci siamo insediati, il gruppo dei Conservatori, spinto da Fratelli d’Italia, ha posto l’accento sull’emergenza e sui danni già arrecati al settore dell’automotive, il più importante e strategico per l’economia europea – esordisce Donazzan –. La mia consapevolezza, essendomi occupata a lungo di aziende, è che il sistema di produzione veneto è molto basato sulla catena di fornitura, tanto da avere tutti gli elementi della produzione sul nostro territorio: ciò significa che noi soffriamo peggio di altri’’.
Donazzan osserva: ‘’Il Governo italiano, con il ministro Urso, ha definito un non paper che ha smosso le acque a partire dalla revisione del sistema di multe che penalizzano in modo assurdo i produttori perché i consumatori non scelgono l’auto elettrica. Come se si potesse imporre a un consumatore di acquistare un bene che non vuole, con l’auto elettrica che non è voluta non solo dagli italiani ma dalla maggioranza degli europei’’.
‘’Dobbiamo abbandonare timidezza e ipocrisia e l’auspicio è che anche i produttori di auto rivendichino chiaramente neutralità tecnologica e l’abolizione del divieto di produzione di auto tradizionali – continua la vicepresidente della commissione Itre –. Ancora più grave la situazione dei camion, con il tema della rimozione delle multe non ancora pienamente affrontato, e con il nostro tessuto imprenditoriale che si distingue ancora per componentistica e filiera di produzione per i mezzi pesanti. Così come l’ambito della logistica, che non può che far girare le merci di cui Veneto e Italia sono importatori ed esportatori massimi, con l’autotrasporto a trazione elettrica, come vorrebbe l’Ue, che costerebbe una follia’’, conclude Donazzan.
