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Thiene. Scarpellini: ‘Lo Stato si preoccupa di tenere le carceri vuote anzichè punire i delinquenti’

“Il lavoro investigativo e repressivo delle forze dell’ordine viene mortificato da un sottodimensionamento delle strutture operanti nel Veneto e nel Vicentino in particolare”.
E’ il grido d’allarme lanciato dal comandante della Polizia Locale  Nordest ed Alto Vicentino Giovanni Scarpellini, 50anni, cresciuto professionalmente nell’Arma dei Carabinieri e da 15 innamorato dell’Alto Vicentino.
Comandante Scarpellini, sento scoramento nelle sue parole che sono tipiche dell’investigatore che lavora al servizio della gente e che spesso vede in fumo il proprio operato con scarcerazioni facili o sottovalutazione della pericolosità dei soggetti, che rimessi in libertà, ritornano a delinquere….
Purtroppo è così. Nel corso degli anni ho notato uno scollamento tra le indicazioni che pervengono a livello centrale e le effettive necessità del territorio. In particolare, la necessità di svuotare le carceri non è compatibile con quella di tutelare la sicurezza nel territorio.
Vuole dire che si pensa più a tenere le carceri  non piene piuttosto che alle esigenze cautelari?
Quanto affermo è confermato dalle statistiche pubblicate  al 31.10.2016 , dal Ministero di Grazia e Giustizia che pongono il Veneto all’11° posto in Italia come capienza regolamentare degli istituti penitenziari, con 1.961 posti (3,9 % del totale), mentre il Veneto è al 5° posto per popolazione, con l’8.1% della popolazione. In sostanza,  le risorse che vengono impiegate per la tutela della Sicurezza in Veneto non sono adeguate alle necessità, anche rispetto alle altre regioni del Nord. Non sono in possesso delle statistiche relative alla presenza di  magistrati, nè di quella delle  forze di Polizia, ma ho motivo di ritenere che possano essere abbastanza allineate.
Com’è la situazione a livello locale?
Per quanto riguarda questo Consorzio di Polizia Locale siamo ad un rapporto di 1 agente per oltre 2.300 abitanti, meno della metà della media italiana.Tenga conto che gli enti locali, anche se avessero disponibilità economica, non potrebbero supplire alle carenze statali poichè possono fare assunzioni al 25% dei pensionamenti. Significa che ogni 4 che vanno via, se ne può assumere uno soltanto.
Comandante, il bene sicurezza, assieme alla sanità è quasi un valore imprescindibile nella vita dei  veneti, chi dovrebbe ribellarsi ?
Secondo me sarebbe necessaria più trasparenza a livello nazionale circa la dislocazione delle forze in campo e dei servizi. Io penso che il tutto dovrebbe essere rapportato alla popolazione residente ed alle tasse pagate.
Se lei avesse la bacchetta magica, e quindi il potere di migliorare le cose, cosa farebbe ?
Procederei con la perequazione delle forze in campo e farei in modo che la burocrazia non costituisse un alibi per i soliti noti per starsene chiusi un ufficio.
Ci può fare un esempio di mortificazione del lavoro di un investigatore? 
In oltre trent’anni di servizio, ho constatato che gli strumenti a disposizione delle  forze dell’ ordine vengono sempre più limitati da una giurisprudenza sempre univoca nelle interpretazioni restrittive. Solo a parlare di flagranza, necessaria per procedere con un arresto, mi vengono i brividi. Se interveniamo troppo presto, il delinquente non ha ancora assunto il possesso del bene, se interveniamo dopo pochi muniti, la flagranza è trascorsa e rischiamo che non venga convalidato il provvedimento, con ripercussioni facilmente immaginabili. Troppe volte ho visto colleghi non andare a fondo alle situazioni, solo per non avere problemi di natura personale.
 
Scarpellini, lei che è una persona schietta, può dirci qual è la situazione nell’alto vicentino e se esiste un’emergenza criminalità?
I reati più gravi sono effettivamente diminuiti. I reati meno gravi sono invece in costante ascesa e purtroppo ho constatato sfiducia nelle denunce. Talvolta facciamo anche fatica a convincere le persone a mettere nero su bianco di essere state vittime di un reato. Non è omertà o mancata sensibilità. E’ demotivazione nell’ingaggiare un percorso giudiziario che potrebbe risultare impegnativo, ma deludente, e rendere i denucianti per la seconda volta vittime.
A chi vuole farsi giustizia da solo cosa dice ?
Per fortuna si è trattato solo di casi sporadici. E’ assolutamente negativa e foriera di problemi a non finire per quella che può essere considerata una effimera ed apparente soddisfazione. Inoltre,  la vendetta non rientra nel dna del cittadino veneto, abituato ad avere rapporti corretti con tutti, improntati all’onesto lavoro. Occorre affidarsi a chi è preparato per difendersi, a chi è addestrato per farlo. Difendersi da soli può essere molto rischioso.
Natalia Bandiera