Lunedì all’Auditorium Fonato di Thiene alunne e alunni delle classi quarta e quinta della scuola primaria dell’Istituto comprensivo di Thiene hanno portato in scena un musical da loro concepito, dal titolo “A caccia di parole”. Lo spettacolo era nato da un progetto del Coro giovanile di Thiene, associazione impegnata nel servizio alla formazione della persona attraverso l’arte e la musica, con l’obiettivo di prevenire i comportamenti violenti e la devianza minorile, con particolare attenzione alle classi ad alta multiculturalità.
In accordo con l’Istituto comprensivo, nella persona del suo dirigente, il professor Francesco Crivellaro, era stata individuata, come possibile strategia di prevenzione, l’offerta di esperienze in cui i bambini e le bambine potessero sperimentarsi nelle abilità sociali da protagonisti. La scelta del focus del progetto è ricaduta su un percorso della durata di 6 mesi, a cadenza settimanale, svolto in orario extrascolastico, per le alunne e gli alunni della scuola primaria (circa 40 partecipanti), per la realizzazione di un musical.
Il progetto ha stimolato i partecipanti a mettere in gioco le proprie capacità di autoproduzione, a dare il proprio contributo, a sentirsi capaci di fare la differenza, anche a livello sociale e comunitario, attraverso tecniche cooperative derivate dall’approccio strutturale e sessioni laboratoriali di teatro, canto, musica e movimento per portare in scena la loro storia. Ma anche a sentirsi unici e preziosi, riconoscendo la ricchezza e la bellezza nelle loro diversità.
L’ispirazione del contenuto del musical arriva da Silvia Azzolin (pedagogista musicale, docente del Laboratorio di tecnologie didattiche con particolare focus sull’area musico-estetica della Libera Università di Bolzano, sede di Bressanone), referente del progetto, e dal suo incontro con l’Associazione Maestri di strada di Napoli. «Lo spettacolo, però – spiega – è stato ideato completamente dalle alunne e dagli alunni, a partire da un lavoro di gruppo. Protagonista del musical è la torre di libri, alla quale bambini e bambine chiedono le parole per dire ciò che sono, ciò che sognano, ciò di cui hanno paura, ciò che li fa arrabbiare, prendendo a prestito le voci di scrittori e poeti per esprimere liberamente le proprie emozioni e il proprio essere».
«Ciò che può prevenire il disagio – continua Azzolin – non è la performance in sé, ma la creazione, l’atto generativo, il sentirsi in grado di essere agenti di produzione artistica e di cambiamento, cercando delle soluzioni: una vera “palestra di agentività».
Il progetto ha visto il coinvolgimento anche di professionisti dell’Associazione Akamorà Teatro – Arti e Biodiscipline, di collaboratori scolastici e dei genitori degli alunni delle alunne.
